La maledizione del ristorante cinese

Incipit

witch_doctor_villains_poster-r2d9d02cf212d49248f730452d1e196a1_wu8_8byvr_512chinese_magician_by_indio1234-d6d6qesUno strano individuo di colore guardava fisso Roberto Galbiati che aspettava il bus per andare alla stazione e tornare a Modena, dopo un’estenuante giornata di lavoro al palazzo di giustizia di Bologna. Il giovane avvocato si stava già chiedendo se l’africano volesse chiedergli dei soldi od avesse intenzioni peggiori, quando l’uomo gli rivolse la parola per chiedergli: – Tu sei cristiano?

– Sono anni che non vado in chiesa, ma comunque sono battezzato – rispose Roberto, sperando che l’importuno non fosse un testimone di Geova o il membro di qualche altra setta di attaccabottoni.

– Allora, prendi questo – disse l’uomo di colore, infilando un volantino nelle mani di Roberto, prima di allontanarsi, alla ricerca di qualcun altro presso cui fare proselitismo. Intanto, era arrivato il bus e Roberto, infilato il volantino nella tasca dei pantaloni senza leggerlo, salì sul mezzo. Solo durante il ritorno in treno gli venne la curiosità di leggere il contenuto del foglietto e si fece una risata. Il depliant, scritto in parte in inglese ed in parte in italiano, era firmato da un certo “reverendo Kabale, della chiesa evangelica del Nilo”. Il reverendo cominciava chiedendo al lettore “Ti senti perseguitato da uno spirito maligno?” e partendo da qui inanellava una serie di domande del genere (“Senti un peso sul petto quando dormi?”, “Hai problemi ad adempiere i tuoi doveri coniugali?”) che ricordavano a Roberto certe pubblicità di prodotti miracolosi che apparivano sui rotocalchi quando lui era bambino. Una volta esauriti i malanni fisici, il reverendo cominciava a fare domande su quelli spirituali (“Sei stanco ed insoddisfatto della tua esistenza?”) e a quelli sociali (“Ti senti vittima di truffe, ingiustizie e discriminazioni?”) e poi, finalmente, tirava fuori la soluzione: recarsi nella chiesa di Tutti i santi in via Stalingrado per una serata di preghiera e di esorcismi collettivi. Roberto pensò: “Questo devo farlo vedere al signor Gizenga, così ci facciamo quattro risate” ma poi si rabbuiò. In effetti, il signor Gizenga e gli extracomunitari che rappresentava avevano subito una truffa ed un’ingiustizia, per colpa della loro ingenuità e della malafede di due loro compagni di emigrazione, e la legge dell’uomo bianco non poteva tutelarli più degli esorcismi del reverendo Kabale.

Riassunto

A Modena, due gruppi di extracomunitari si contendono la proprietà di un ristorante etnico: da una parte una cooperativa di africani, guidati dal vecchio Gizenga, dall’altra uno spregiudicato uomo d’affari cinese, Chang Chun Chiao. Questi, corrompendo uno degli africani, riesce ad impadronirsi della licenza per il locale, che trasforma da ristorante africano a ristorante cinese, sotto l’insegna de “Il drago rosso”. Il gruppo di Gizenga si rivolge all’avvocato Pietro Galbiati poi, resisi conto di non poter riavere il ristorante per vie legali, chiedono aiuto ad una sorta di stregone modernizzato, il reverendo Kabale. Kabale esegue un rito (a metà strada fra il voodoo e l’anatema cristiano) e subito “Il drago rosso” comincia ad essere colpito da una serie di ridicoli incidenti, ispirati alle dieci piaghe d’Egitto, che ne guastano la reputazione e gli affari. Chang Chun Chiao chiede aiuto ad un mago suo connazionale, Yao Wen Yuan, il cui controesorcismo sembra limitare gli effetti dell’incantesimo di Kabale.

 

Le dieci piaghe d’Egitto Le dieci piaghe del ristorante cinese
L’acqua trasformata in sangue I pesci dell’acquario uccisi dall’acqua inquinata
Le rane Una rana guasta la festa d’inaugurazione entrando nel salone del ristorante
Le zanzare Una partita di carne avariata, che attira gli insetti
I tafani Lo chef si ferisce con un coltello e dà le dimissioni in seguito all’incidente
La morte del bestiame Il cane da guardia del ristorante finisce sotto una macchina
Le pustole Chang Chung Chiao ha una violenta reazione allergica ad un colorante
La grandine Grandinata sul ristorante (ma, grazie al controesorcismo, i danni sono limitati)
Le cavallette Il ristorante è visitato dai ladri (che sono però subito arrestati).
Le tenebre Black out al ristorante (subito rimediato accendendo le candele)
La morte dei primogeniti Il primogenito di Chang Chung Chiao è arrestato

letenebreChang Chung Chiao non può però godersi a lungo la vittoria; prima suo figlio e poi lui vengono arrestati e condannati per sfruttamento di manodopera, dopo la fuga, da un laboratorio di maglieria da essi gestito, di un giovane immigrato clandestino, tenuto (come i suoi compagni) in condizioni di schiavitù. Lo spregiudicato cinese cade così vittima della maledizione di Kabale, o forse di quella che lui stesso aveva fatto imprudentemente lanciare da Yao Wen Yuan su “coloro che cercano di portare via ai figli di Han il frutto del loro lavoro”. Quanto al “Drago rosso”, verrà gestito da una cooperativa formata dagli africani e dal personale cinese del ristorante.

Commento

 

L’idea del racconto mi è venuta quando, ad una fermata dell’autobus, un africano mi diede un volantino, nella sostanza identico a quello che riceve l’avvocato nell’incipit; il fatto che, nella nostra civilizzata Bologna, esistessero ancora fra gli extracomunitari culti simili al voodoo mi diede l’idea di scrivere un racconto dove immigrati africani e cinesi si combattessero usando ognuno la magia della propria madrepatria. Ho poi inserito il personaggio dell’avvocato Galbiati per collegare la storia al ciclo di Wenderbinder. Qualcuno potrà trovarlo un racconto razzista, e certo utilizza senza riguardo gli stereotipi tradizionali dell’africano superstizioso e del cinese perfido; posso dire a mia difesa che gli africani fanno la parte dei buoni e che lo stesso Chang Chung Chiao è un malvagio soprattutto perché sfrutta i suoi connazionali meno fortunati.

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L’antifurto

Incipit

 

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Non posso naturalmente fornire al lettore la riproduzione di un quadro immaginario, ma il dipinto del racconto doveva asomigliare a questo, opera di tre artisti cinesi.

Uno storico dell’arte, anche se avesse passato un’intera giornata a consultare enciclopedie specializzate o cataloghi di aste, avrebbe avuto solo poche possibilità di incontrare il nome di Paolo Crilloni. Se tale studioso avesse avuto la pazienza di consultare le annate della Gazzetta di Modena risalenti agli anni’ 50, avrebbe trovato ogni tanto la notizia di una sua personale, senza rilievo eccesivo; solo una volta, nell’ottobre del 1955, il pittore riuscì a guadagnarsi un titolo a mezza pagina e la foto, e per farlo dovette morire. Il giornalista che dovette stendere il coccodrillo si dilungò a parlare del suo passato di combattente e delle generazioni che aveva educato al culto del bello nella sua qualità di professore di disegno all’Istituto magistrale e pensò di fare bene con l’accennare appena al suo “carattere eccentrico ma generoso”. Avrebbe forse dato più spazio alla morte del vecchio pittore se avesse conosciuto la singolare clausola del suo testamento, che però il defunto aveva voluto tenere segreta per cinquant’anni. 

Lascio il quadro intitolato Il teatro del mondo in deposito presso lo studio notarile Ghislanzoni; quando saranno trascorsi cinquant’anni dalla data della mia morte, verrà consegnato al più giovane discendente dell’avvocato Pietro Galbiati, per compensarlo dei servizi resimi nell’immediato dopoguerra. Il detto avvocato Galbiati ha ripetutamente rifiutato i quadri che gli ho offerto ad un prezzo di favore, sostenendo che essi non avrebbero mai avuto valore di mercato, neanche cinquant’anni dopo la mia morte; mi auguro che, fra dieci lustri, il tempo ed i critici mia abbiano reso giustizia e che, con questo lascito, potrò insieme ripagare un favore e vendicarmi di un giudizio ingiusto.

L’esistenza di Paolo Crilloni era stata simile a quella di tanti altri pittori che non erano riusciti ad elevarsi dalla massa dei dilettanti; e come tutti gli artisti che non sono riusciti a sfondare, era convinto che i posteri gli avrebbero reso giustizia e che, cinquant’anni dopo la sua morte, il cui prezzo allora bastava appena a coprire il costo di tele e colori, sarebbero stati contesi a suon di miliardi dai collezionisti. In effetti, non si era scelto la strada più semplice per il successo. Dipingeva quadri stipati di figure allegoriche, sul modello dei pittori fiamminghi, troppo audaci per il compratore medio, che preferiva riempire i buchi sul muro del salotto con una natura morta, ma troppo passatiste per i critici e i mercanti d’arte più aggiornati.

 Riassunto

Alla data stabilita, il quadro viene consegnato a Roberto, nipote di Pietro Galbiati ed anch’esso avvocato. Il giovane legale pensa di sfruttare l’interesse suscitato presso la stampa dall’inconsueto lascito per vendere il dipinto ad un buon prezzo. Riceve la visita di alcuni galleristi, ma anche quella di un suo eccentrico collega, Filippo D’Antonio; costui, appassionato di esoterismo e società segrete, gli racconta di come su Il teatro del mondo fosse stato eseguito un incantesimo per proteggerlo dai furti (vedi Due bottiglie di lambrusco.) Nonostante ciò, di lì a poco l’avvocato, portandosi a casa una ragazza per un’avventura galante, ha la sorpresa di trovarsi l’appartamento svuotato e il quadro sparito. L’autore del furto è Rosario Albano, detto il Rosalba, uno scassinatore milanese specializzato in opere d’arte che, il mattino dopo il colpo, si ritrova all’interno del quadro, senza nessuna possibilità di uscire. Poiché la maledizione di Wenderbinder può essere estinta solo con la restituzione del maltolto, lo sfortunato ladro telemarket1rimane intrappolato per mesi nel dipinto, che intanto passa nelle mani prima di un ricettatore, Giacinto, poi in quelle di una casa d’aste malfamata, la galleria Angeletti. Solo quando l’avvocato Galbiati rientra in possesso del quadro, dopo averlo visto casualmente tra le opere d’arte offerte al pubblico in una televendita, la maledizione cessa e il Rosalba può tornare nel mondo reale, talmente provato dalla sua esperienza da accogliere quasi con sollievo la prigione.

 Commento

Scrissi questo racconto nel momento in cui c’era la voga de Il codice Da Vinci e, nella mia prima idea, il quadro di Crilloni doveva essere l’oggetto del contendere fra due società segrete, per il suo significato esoterico (l’avvocato Filippo D’Antonio è un residuo di questo primo progetto). Poi, scrivendo la descrizione del quadro, ebbi l’idea di farne un dipinto magico, col potere di intrappolare chi tentasse di rubarlo; ho poi cercato di collegarlo con i racconti che hanno come protagonista il giornalista Damiani, in modo da creare un piccolo ciclo di storie fantastiche d’ambiente modenese.

Il capodanno dei ladri

In America, il racconto si sarebbe chiamato così

In America, il racconto si sarebbe chiamato così

Incipit

Gli anni precedenti, quando gli arrivava la cartolina dell’albergo Giannina, con l’invito per il veglione di San Silvestro, l’avvocato Pietro Galbiati rispondeva con una e-mail (identica a quella inviata l’anno precedente, come era identica la cartolina) in cui diceva che, con suo profondo dispiacere, non poteva accettare l’invito a causa di impegni famigliari; poi, il 31 dicembre, prendeva su la sua fidanzata del momento e, a seconda degli anni e dei gusti della ragazza, andava al cinema od in una balera senza pretese. Quell’anno, tuttavia, Galbiati non aveva una fidanzata sottomano. Per Natale era andato a trovare sua sorella sposata ed aveva evitato così il “guai ai soli”; ma, per Capodanno, pur di sufggire alla melanconica prospettiva di aspettare la mezzanotte da solo davanti al televisore, aveva cambiato il testo della e-mail: “Accetto con piacere il vostro invito, riservatemi un tavolo”, pur senza illudersi eccessivamente sul divertimento che avrebbe ricavato dalla serata.

 L’avvocato entrò nel salone dell’albergo quando mancavano ancora più di quattro ore alla mezzanotte. Si guardò intorno, sperando di trovare qualche damigella senza cavaliere o magari una vecchia fiamma, e di procurarsi così la compagnia femminile per il resto della serata. Invece, la prima persona a salutarlo fu l’assessore Vallesi.

Quando vide l’assessore venirgli incontro con il braccio teso, Pietro gli sorrise, tese a sua volta la mano e fece una silenziosa recriminazione. Vallesi non era una cattiva persona, ma considerava la sua vita una campagna elettorale permanente, e non poteva rivolgere la parola ad una persona senza cercare di assicurarsene il suffragio. Era per questo che l’avvocato, fino allora, aveva evitato la festa da Giannina, dove, ritualmente, si riunivano gli alti papaveri della città: per non passare le ultime ore dell’anno a discutere di affari o di politica.

L’assessore, per Pietro, era poco più di un conoscente, ma quella sera si comportò da amico fraterno e poi fece la richiesta inevitabile: – Sai, Pietro, alle prossime elezioni, ho intenzione di fare il gran salto e di candidarmi in Parlamento. Spero di poter contare sul tuo voto, perché c’è bisogno di qualcuno a Roma che difenda gli interessi della nostra città.

Riassunto

Al veglione, l’avvocato incontra altre sue vecchie conoscenze, oltre all’assessore e suo figlio: lo Sgrinfia, Rosario e Moretto, tre ladri, suoi vecchi clienti appena usciti dal carcere, che festeggiano il Capodanno coi soldi guadagnati grazie ad un’apparizione televisiva; e la famiglia Rizzati, con una madre sciocca e una figlia ribelle. Un’ora prima di mezzanotte, vengono rubati i gioielli della signora Rizzati e i sospetti cadono naturalmente sui tre pregiudicati. Galbiati, costretto a lasciare la ragazza che aveva agganciato e ad improvvisarsi detective, riesce ad identificare i veri colpevoli: il figlio dell’assessore, che aveva dei precedenti per taccheggio nei supermercati, con la complicità della figlia dei Rizzati, che voleva fare un dispetto alla madre. Tolti così dai guai i suoi vecchi clienti, l’avvocato può tornare dalla sua dama, in tempo per il bacio di mezzanotte.

Commento

L’avvocato Galbiati, l’assessore Vallesi e suo figlio cleptomane apparivano, come personaggi secondari, in alcuni racconti a carattere fantastico ambientati a Modena; li ho ripresi per un tentativo di racconto giallo, anche se temo che un lettore appena avvertito riuscirebbe a scoprire subito la vera identità dei ladri.