Rassegna stampa

Si tratta certo di un malinteso / io non capisco perchè me l’hanno preso.

Incipit

Sarà anche vero, come dice Tavella, che oggi, in Italia, la carriera di un manager non è completa senza un avviso di garanzia. Ciò non toglie che, per una mamma come la signora Elvira, così orgogliosa del successo del figlio, aprire il giornale e trovare, in una fila di fotografie, quella del pargolo, sotto il titolo GLI INDAGATI, costituisca un discreto shock. Meno male che Giulio era riuscito perlomeno a prepararla al colpo, con una telefonata in cui le diceva che era stata aperta un’inchiesta sul Credito Cisalpino, ma era la solita speculazione politica, e tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone.

Per circa un mese, lo scandalo aveva monopolizzato l’interesse dell’opinione pubblica. Prima c’era stato il momento della disperazione, con scene che ricordavano l’America del 1929. Per una settimana, le lunghe file di correntisti, venuti a ritirare dalle filiali del CC quel poco che restava dei loro depositi, furono un’immagine obbligatoria sulle prime pagine dei quotidiani; e in televisione, era difficile guardare un telegiornale o un programma del pomeriggio, senza incappare in una vecchietta disperata per aver perduti tutti i risparmi o in un uomo incavolato per lo stesso motivo.

Poi ci fu il momento della rabbia e della ricerca dei responsabili. I brillanti membri del consiglio d’amministrazione non rilasciavano più sussiegose interviste ai mensili in carta patinata, come avevano fatto fino ad un mese prima; adesso erano descritti come boss mafiosi e persino le loro immagini su quotidiani e settimanali avevano l’aria di foto segnaletiche. Non parliamo poi di quello che appariva in rete; se un blogger sosteneva che Merloni e company meritavano l’ergastolo, subito spuntavano decine di commenti a rincarare la dose, e a proporre per i bancarottieri non l’ergastolo, ma la fucilazione e l’esposizione dei corpi a piazzale Loreto.

Quando l’inchiesta della procura sembrò entrare nel vivo, e cominciarono gli interrogatori (intanto, Tambini, Artigiani e Sormani, i tre membri del Politburo che la sera della festa erano mancati all’appello, avevano deciso di presentarsi in tribunale, e solo Merloni restava irreperibile), i contestatori diventarono una presenza fissa davanti al palazzo di Giustizia. Ogni volta che qualcuno, coinvolto nello scandalo del Credito Cisalpino, (che fosse un indagato od un testimone minore), saliva lo scalone d’ingresso, l’avvocato da un lato e il carabiniere dall’altro, come minimo si scatenava una salva di fischi e di insulti. Ci furono anche diversi lanci di monetine e di pomodori, e un paio di tentate aggressioni fisiche.

Riassunto

Nella furia contro i dirigenti del Credito Cisalpino, si distingue soprattutto Marino Bernazza, un giornalista scandalistico e demagogo, tipico istrione da talk-show. Il buon Arturo, vedendo Bernazza in televisione  inveire, con toni esagitati e volgari, contro il latitante Merloni e i suoi parenti acquisiti, prova sentimenti contrastanti: da una parte è lieto per la punizione dei disonesti, dall’altra teme che Amelia possa soffrire per la nuova disgrazia che si è abbattuta sulla sua famiglia.

Merloni ha però conservato abbastanza conoscenze da manovrare una campagna di stampa a sua difesa. Passata la fase più acuta dello scandalo, su alcuni giornali appaiono articoli che criticano l’inchiesta sulla banca e propongono il suo salvataggio con denaro pubblico.

Poco dopo, il professor Renato, la madre, la moglie e i figli vanno a un pranzo di famgilia con la zia Elvira, la madre di Giulio. La vecchia signora insiste a difendere il figlio, per lei vittima innocente di una congiura dei poteri forti, andando contro l’evidenza ed appoggiandosi ai sopraccitati articoli e all’intervista di un anonimo funzionario del Credito Cisalpino apparsa su un settimanale. Nessuno osa contraddirla, per rispetto umano, e quando il giovane Mario osa fare qualche timida obiezione, è subito zittito dai genitori. Il ragazzo si sfoga pubblicando nei social networks, con lo pseudonimo di Robespierre, un articolo furibondo contro il cugino Giulio.

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Vecchie fotografie

Incipit

Nella foto ricordo della classe V C dell’Istituto Tecnico Commerciale “Leonardo Pacioli” di …, scattata l’ultimo giorno di scuola prima dell’esame di maturità, tutti sono sorridenti, meno uno: un ragazzo magro, che per l’occasione ha indossato la giacca per la prima volta, dall’espressione seria e concentrata, come se stesse radunando le forze in vista dell’ingresso nell’età adulta. Al suo fianco, c’è un ragazzo in maglietta, di nome Marcello, dal fisico atletico e dal sorriso a trentadue denti, tipico di chi si è sempre sentito a suo agio nel mondo e pensa che il meglio deve ancora venire. Il ragazzo magro si chiama Edoardo, è stato uno dei pochi alunni della sua classe a laurearsi (in economia e commercio) ed attualmente è un dirigente della Banca di Credito Commerciale Padano. Il ragazzo allegro si chiama Marcello, ha tentato, senza eccessivo successo, la carriera di calciatore ed attualmente è il proprietario di un negozio di alimentari. C’è un particolare da aggiungere, e che dall’immagine non traspare. Cinque minuti prima che la foto venisse scattata, Edoardo si era accorto che qualcuno aveva attaccato un pesce di carta, con sopra una scritta irriferibile, alla sua bella giacca da adulto.

Eric Cantona, un altro ex calciatore che non ama le banche

Eric Cantona, un altro ex calciatore che non ama le banche

Il poster di Marcello con la maglia della squadra provinciale in cui aveva militato, per due campionati, stava appesa sopra il bancone del suo negozio, come il ritratto di un sottufficiale di complemento in alta uniforme occupa il posto d’onore nel salotto del suo proprietario, che dopo la fine del servizio di leva non ha avuto più nulla a che fare con l’esercito. I clienti abituali del negozietto non facevano più caso all’immagine; quelli occasionali, qualche volta, chiedevano a Marcello “Ma quel calciatore là, è suo figlio?”, con grande disappunto della ex mezz’ala sinistra dell’Emiliana Calcio. Marcello non aveva ancora quarant’anni, ma la pinguedine dell’atleta a riposo lo faceva sembrare più vecchio. Obiettivamente, Marcello non avrebbe dovuto sentirsi un fallito: dai due anni passati a correre sull’erba aveva ricavato abbastanza per mettere su famiglia e comprarsi un negozio che gli consentiva di vivere abbastanza agiatamente. Eppure, a volte, quando, la sera, era intento a fare dei conti che non volevano tornare, aveva l’impressione che il se stesso di vent’anni prima lo guardasse severamente e gli dicesse: “Guarda come ti sei ridotto, tu che volevi diventare titolare nel Milan”. Al che, il Marcello quarantenne avrebbe potuto rispondergli: “E tu, visto che eri così fissato col calcio, non potevi provare ad arrivare più in alto della serie D?”.

Riassunto

Marcello, nonostante i consigli di prudenza della moglie, decide di chiedere alla Banca di Credito Commerciale Padano un prestito per allargare l’attività, contando di sfruttare la sua “vecchia amicizia” con Edoardo. In realtà, negli anni dell’adolescenza, Edoardo era stato vittima dei feroci scherzi di Marcello e non ha mai perdonato il suo persecutore, per cui l’incontro fra i due vecchi compagni di scuola è glaciale. Edoardo respinge la tentazione di approfittare della situazione per vendicarsi e umiliare il suo vecchio nemico, ma non si sente neppure obbligato a concedergli le condizioni di favore per il prestito. L’incurabile Marcello decide allora di chiedere aiuto al figlio del presidente della sua vecchia squadra…

Commento

All’origine di questo racconto, ci sono due considerazioni. 1) Quasi tutti i ragazzi sognano di fare i calciatori, perché così diventeranno ricchi e famosi, senza pensare che, per ogni calciatore di serie A con un contratto milionario, che ne sono decine che militano nelle categorie inferiori e si limitano a guadagnarsi da vivere. 2) Le prese in giro al compagno di scuola timido, secchione o considerato poco virile, per chi li fa sono scherzi innocui; per chi li subisce sono ferite che possono continuare a far male a distanza di decenni. Non ho voluto però uscire dai confini del racconto ironico, e per questo ho fatto di Marcello non un patetico ex-campione passato dalle stelle alle stalle, ma un atleta che ha avuto una sua onesta carriera, e che potrebbe avere un’esistenza serena, se i suoi vecchi sogni di gloria non lo spingessero a comportamenti da megalomane. Devo anche precisare che il racconto è stato scritto prima della grande crisi economica, quando vedersi rifiutare un prestito da una banca non era ancora necessariamente una tragedia.