L’osteria del lupo di mare

Incipit

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Cesenatico nell’Ottocento

Gianni aveva dodici anni, quando suo padre pensò che era venuto il tempo di portarlo via da Bologna e fargli vedere il mare.

Prima di compatire il povero ragazzo, che in vita sua non aveva potuto permettersi neppure una gitarella in spiaggia, bisogna precisare che Gianni viveva a Bologna al tempo delle carrozze a cavalli, quando il viaggio all’Adriatico richiedeva almeno due giorni di polvere e scossoni e sulla Riviera Romagnola non c’erano alberghi e pensioni a centinaia, ma solo borghi di pescatori e qualche locanda poco frequentata.

Non esistevano neppure le fotografie ed i giornali illustrati, grazie ai quali i ragazzi della generazione successiva avrebbero potuto farsi un’idea sul seno di Nettuno senza averlo visto di persona. L’unica immagine che Gianni aveva del mare era una stampa appesa ai muri di casa, che rappresentava una strana città, simile al porto di Navile, ma su scala ben più grande, dove le navi a vela circolavano in mezzo alle chiese ed ai palazzi. Suo padre aveva spiegato a Gianni che lui una volta era stato in quella città, chiamata Venezia, più bella di Bologna, e forse di qualunque altra città nel mondo. Il padre, che aveva sentimenti patriottici, aveva aggiunto: – Pensa con rispetto a quella città; di tutte le repubbliche italiane, è stata l’ultima a piegare il capo sotto lo straniero. Tutti i paesi del mediterraneo temevano i pirati turchi, ma i pirati turchi temevano Venezia.

Naturalmente, Gianni non era proprio come quel bifolco dell’Odissea, che scambiò il remo di Ulisse per un ventilabro. Sapeva che il mare esisteva, per aver studiato a scuola qualche nozione di geografia, e le avventure dell’astuto Itacense e del pio Troiano, ma in vita sua aveva visto intorno a sé soltanto la terraferma, fino il giorno in cui il padre gli annunciò che quell’anno la famiglia non avrebbe villeggiato, come il solito, nel podere sulla collina, ma presso un vecchio amico del padre, parroco a Cesenatico.

Riassunto

Gianni, che in vita sua è sempre stato a Bologna, è estasiato dalla scoperta del mare; purtroppo, finisce per diventare lo zimbello dei pescatori che si riuniscono all’Osteria del Lupo di Mare e si divertono a raccontargli inverosimili avventure, a cui il ragazzo crede ciecamente. Il padre rimprovera Gianni per la sua ingenuità, e gli spiega che i pescatori di Cesenatico sono in realtà dei marinai d’acqua dolce e dei fanfaroni; allora, Paolone, il proprietario dell’osteria, consola il ragazzo raccontandogli un’avventura autentica.

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Ritratto di Angelo Emo

Paolone, quand’era ancora ragazzo, aveva accompagnato il padre in un viaggio di affari per mare a Venezia; purtroppo, la loro tartana era stata catturata e affondata da una nave di pirati tunisini, e i due cesenaticensi erano stati presi prigionieri. Per fortuna, poche ore dopo, la nave pirata era stata a sua volta catturata da un vascello veneziano, comandato da Angelo Emo, destinato poi a passare alla storia come l’ultimo grande ammiraglio nella storia della marina veneta. La madre, quando aveva appreso della disavventura, aveva fatto giurare a Paolone che non sarebbe mai più salito su una nave in vita sua e lui aveva mantenuto l’impegno, ma conservando sempre nella sua osteria il fez e la spada del comandante barbaresco, regali dell’ammiraglio Emo. La storia dell’oste, probabilmente, è anch’essa una fandonia, solo congegnata meglio di quelle dei pescatori, però è sufficiente perché il giovane Gianni ritrovi il gusto dei sogni e dell’avventura.

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Il gioco dell’amore e il gioco del denaro.

Incipit

regina di cuoriDieci di denariAntonio Rodani era perplesso: da una settimana stava corteggiando la signorina Mac Lean e non solo non era riuscito a conquistarla ma non aveva neppure trovato l’occasione giusta per farle una proposta. Samantha non lo aveva manco respinto. Sembrava pensare davvero che quel giovanotto, sano e dai gusti normali, le stesse dietro in continuazione solo per il piacere di parlare di Dante Alighieri. In diverse circostanze, Antonio avrebbe cercato un’altra ragazza da assediare o avrebbe cercato quel piacere, più costoso e capriccioso delle donne ma più facile da ottenere, da cui padre e fratello tentavano da anni di distoglierlo. Ma, al residence Pineta, altre ragazze disponibili non ce n’erano : la Boschetti, la Gradoli, la Garzanti avevano passato i limiti di età, la Rossi sembrava essere ancora peggio dell’inglesina ed in più adesso era stata raggiunta dal suo compagno. Quanto all’altra possibilità, Antonio, per raggiungerla, avrebbe dovuto passare attraverso due chilometri di pineta e la sorveglianza di Michele, un custode più severo di Minosse e Plutone.

Per questo, mentre tutto l’albergo era impegnato a chiedersi se Filippo Rossi fosse davvero il cugino della signorina Irma, Antonio decise di abbreviare i tempi del corteggiamento e di arrivare alla signorina Mac Lean con un attacco diretto.

Quella mattina, invece di fare la sua ora di meditazione dantesca nella cappelletta di San Ghisolfo, Samantha era seduta ad un tavolo nel cortile del residence, con un libro in mano. Da qualche tempo, l’inglesina si era disamorata dell’oratorio, probabilmente perché la presenza di Colombo, che quando non fingeva di fare l’ornitologo teneva accesa la radiolina per ascoltare i programmi sportivi, aveva tolto al luogo ogni fascino letterario. Antonio lesse il titolo sulla copertina: Dante’s theology di John Taldeitali.

– Sempre alle prese col divino poeta? – chiese, giusto per rompere il ghiaccio.

– Sì. In questo libro ci sono informazioni che fanno comprendere molto meglio il Paradiso.

– Posso farvi una confidenza? Per me, il Paradiso è la parte più noiosa della Divina Commedia, per un motivo molto semplice. I santi sono molto più noiosi dei peccatori.

Riassunto

biscaSi chiarisce perché i due fratelli Rodani stiano passando le loro vacanze al residence Pineta: dopo che Antonio, a causa dei suoi debiti di gioco, si era fatto bruciare la macchina da una banda di gangster modenesi (gli stessi che avevano malmenato Mefisto per l’identica ragione), il padre aveva incaricato Michele di tenere a bada il fratello scapestrato. Antonio è riuscito a contenersi finché ha potuto tenersi occupato col corteggiamento di Samantha, ma quando si rende conto che la ragazza non è interessata a lui, bensì a Michele, rinuncia ai suoi buoni propositi e per sfuggire alla sorveglianza del fratello, anch’egli attratto senza volerlo ammettere dall’inglesina, organizza con un pretesto un incontro fra i due (nella conversazione fra i due fratelli mi sono permesso di citare Damiano Fiammetti, il faccendiere che ha una parte importante in Che Dio protegga Barbadilla ). Mentre Michele è piacevolmente impegnato, Antonio lascia il residence e aggiunge quel paradiso dei divertimenti che è la Riviera Romagnola. Qui trova senza eccessiva difficoltà una bisca clandestina, situata in un villino semiabbandonato nei pressi di Cesenatico e gestita da un albanese di nome Daut Hoggia; prende parte a una partita di poker e perde non solo tutti i soldi che aveva con sé, ma anche il telefonino e l’orologio. Parallelamente, l’intrigo principale arriva ad un punto decisivo. Colombo, dopo aver a lungo pedinato Irma a Cesenatico e averla vista assieme al segretario di Henninger, affronta la ragazza e la sottopone ad un ultimatum: o lei ed il suo capo accettano di collaborare con lui per incastrare lo svizzero, oppure dovranno affrontare le conseguenze legali delle loro azioni. Nella pizzeria dove Colombo e Irma stanno mangiando, arriva anche Antonio Rodani e l’investigatore, appresa la disavventura del giovane, va alla bisca di Daut Hoggia e recupera denaro, orologio e telefonino, col semplice trucco di spacciarsi per ispettore di polizia. Il capitolo si conclude con un misterioso incontro fra Colombo, Irma, Ranieri e Michele Rodani, visto con gli occhi della pettegola signorina Boschetti che pur di soddisfare la propria insaziabile curiosità arriva al punto di origliare alle porte.