Tre matrimoni

La morte è l’epilogo logico di un racconto ma anche il matrimonio lo termina opportunamente. Avvenuto il matrimonio, non c’è in fondo altro da dire.

Incipit

Non staremo a raccontare per filo e per segno le successive fasi dell’inchiesta e come, una alla volta, i quadri coinvolti nei giochi di prestigio e nei falsi in bilancio si convincessero a collaborare con gli inquirenti; e neppure parleremo del processo che ne seguì l’anno successivo, quando ormai l’opinione pubblica, stanca di una vicenda protrattasi fin troppo a lungo, e distratta da altri scandali, cominciava a dimenticarsi del Credito Cisalpino. Basterà dire che alla fine anche il maggiore responsabile si convinse di aver perso la partita, e che per quanto potesse far tirare le cose in lungo dall’avvocato Zoli, non ci sarebbero stati né interventi dello stato né accomodamenti coi creditori né altri miracoli a salvare la sua banca. Così, un venerdì di gennaio, Merloni lasciò il suo comodo nido in uno di quei paesi dell’Europa orientale, che, dopo essere stati rifugio dei comunisti inguaiati con la giustizia, adesso svolgevano la stessa funzione per i capitalisti; prese un aereo per l’Italia e scese alla Malpensa, dove ad attenderlo c’erano i finanzieri ed i fotoreporter. A quanto pare, si decise al rientro in seguito a una letterina, che lo informava dell’istanza di divorzio presentata dalla signora Elisa.

E non faremo neppure, come nei romanzi di Dickens, un elenco completo di tutti i personaggi, dal nuotatore Marzetti al giornalista Bernazza, e il racconto del loro destino finale. Ma delle tante storie che si intrecciarono al crac del Credito Cisalpino, tre almeno meritano di non essere lasciate a metà.

 

Riassunto

Dei personaggi del romanzo, Leonardo Pezzola, depresso per il risultato disastroso della sua rivolta e agli arresti domiciliari, passa le giornate in casa, assistito dalla moglie. Come ulteriore umiliazione, apprende che Irina Dimenti, le cui teorie trasgressive lo avevano spinto al gesto sconsiderato, è anche lei rientrata nell’ordine, sposandosi e accettando un incarico universitario.

Anche Giulio ed Eva si sposano, nella cappella del carcere. Il matrimonio, sollecitato dall’avvocato Zoli per ragioni d’immagine, vede un grande afflusso di reporter e fotografi, e fa passare inosservato il terzo matrimonio: quello fra Arturo ed Amelia.

La cerimonia, semplice e di poche pretese, è celebrata da don Mario, con Valerio come testimone dello sposo. Gli invitati sono pochi amici e parenti. Tavella fa avere agli sposi, come regalo di nozze, una copia del suo libro: Come ho tentato di farmi furbo: manuale del perfetto uomo d’affari. Il romanzo, come era iniziato, si conclude al suono della canzone dei Raminghi Me ne frego di un mucchio di verdoni, anche se stavolta, vista l’atmosfera più dimessa, a intonarla non è il complesso originale ma il coro dei boy scout.

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Le gemelle astrali

Incipit

Dipanare una matassa non è facile come tesserla, e per questo ad Amelia non fu sufficiente presentarsi in tribunale con i registri dell’agenzia di viaggio, ed il nuovo avvocato al fianco, per uscirne immacolata e libera da ogni sospetto (anche se ci aveva sperato). I magistrati la ringraziarono della sua disponibilità, la trattarono cortesemente, tennero conto delle sue affermazioni, però il suo nome rimase sul registro degli indagati.

Se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi, non sarebbe poi tanto male.

In realtà, già da parecchio tempo la procura aveva capito che l’Amelia Dorriti che andava in giro per l’Europa a fare giochi di prestigio finanziari non poteva essere lei. Era vero che il Politburo aveva fatto in modo, finché era possibile, di far coincidere i viaggi all’estero dell’Amelia reale e di quella finta; ma era chiaramente impossibile che una ragazza normale, e non dotata del dono dell’ubiquità, riuscisse a fare un lavoro impegnativo come l’accompagnatrice turistica e nei ritagli di tempo, invece di buttarsi su letto a recuperare un po’ di energie, facesse una puntatina in un istituto di credito. Si aggiunga che il suo telefono era stato sotto controllo per mesi, senza che ne fosse emerso nulla di minimamente compromettente; che, come aveva detto lei stessa, di operazioni bancarie ne sapeva solo quel tanto che le serviva per il lavoro; e che le sue colleghe l’avevano definita una ragazza acqua e sapone, dai gusti semplici (il che non si conciliava con le ingenti spese in abiti firmati, gioielli e profumi di marca che erano passate sul conto 21230).

Perché, allora, Amelia non fu immediatamente scagionata? Perché, si erano detti i solerti investigatori della procura, se anche non aveva fatto nulla direttamente, probabilmente sapeva qualcosa e conveniva tenerla sotto pressione, finché non l’avesse detto. Ci vollero diversi mesi, diversi interrogatori, diverse confessioni, perché finalmente i magistrati capissero che in questo mondo poteva esistere ancora un’anima innocente, e cancellassero le due parole “Amelia Dorriti” dal registro degli indagati.

Trama

La deposizione spontanea di Amelia segna una svolta nell’inchiesta. Molti altri impiegati e piccoli funzionari del Credito Cisalpino cominciano a collaborare coi magistrati e, presto, anche il ruolo avuto da Eva nei trucchetti finanziari del Credito Cisalpino è scoperto. La cinica ragazza riceve un avviso di garanzia; prima di essere arrestata, farà in tempo a ricevere la visita di di Amelia e pranzare con lei in un ristorante di lusso.

Le due donne, così diverse anche se hanno condiviso la stessa identità, parlano dei loro rispettivi fidanzati (entrambe sono prossime al matrimonio) e finalmente mettono a confronto le loro diverse concezioni del mondo. Eva, nonostante i problemi che ha creato ad Amelia, nonostante la prospettiva della prigione, non è affatto pentita delle sue azioni ed è anzi fiera di essersi goduta la vita; Aemlia è ancora legata agli ideali dell’onestà e della dignità personale.

Non te li puoi portare appresso

I morti non sono mai stati peccatori.

Incipit

Nella vita, può succedere anche questo: che tu prenda la macchina, diretto alla villa nei dintorni di Monza dove è nascosta la tua ragazza, deciso a non tornare indietro fino a quando non avrai parlato con lei e chiarito tutte le cose; che per tutto il percorso immagini quello che dirai tu e quello che dirà lei, come un autore che prova le battute di una commedia; che quando esci dal casello autostradale sei già arrivato al punto in cui lei ti butta le braccia al collo e fugge con te, lontano dalla soffocante tutela dell’avvocato Zoli; e poi, quando arrivi alla villa e suoni il campanello, ti rispondono che Amelia non c’è.

Naturalmente, tu, già scottato da esperienze precedenti, pensi che si tratti di una scusa e, facendo forza alla tua natura di persona mite e tranquilla, fai una scampanellata dietro l’altra e sbraiti al citofono, finché non vengono ad aprirti. Ti prepari ad affrontare quel tizio pelato e con il fisico di un armadio che finora ti ha sempre respinto; e invece, dietro la porta, appare un viso ben conosciuto, quello di Edmondo, il figliastro di Merloni e il cognato della tua bella. Normalmente, non ti daresti molta pena di lui; lo hai sempre considerato un bamboccione, tanto inutile quanto innocuo, l’unica giustificazione della cui esistenza è aver fornito la materia prima perché nascesse la deliziosa nipotina di Amelia.

Quel giorno, tuttavia, Edmondo aveva una strana espressione, seria e aggrondata, che Arturo non gli aveva mai visto e che imponeva il rispetto, quasi contro la propria volontà; l’espressione de i fatui quando le circostanze ricordano loro l’esistenza della morte.

Riassunto

Edmondo informa Arturo che il padre di Amelia è ricoverato all’ospedale, in condizioni disperate, per un’emorragia al fegato, e che le sue due figlie sono al suo capezzale. I due hanno un colloquio relativamente cordiale e Arturo scopre così che in realtà Amelia aveva cercato di mettersi in contatto con lui, ma ne era stata impedita dall’avvocato Zoli e da Colombo, il capo della sorveglianza. Quella notte stessa, Amelia, reduce dall’ospedale, telefona a Arturo, e questo semplice fatto basta a dissipare d’un colpo i malintesi fra i due fidanzati; la ragazza si lascia anche convincere ad accettare il patrocinio legale di Valerio, anziché quello dell’ambiguo Zoli.

Vede, proprio qui, regola numero sei. Non te li puoi portare appresso.

Mentre il vecchio Dorriti agonizza, suscita scalpore nell’opinione pubblica il caso del dottor Martini, rovinatosi per aver investito nella banca del suo vicino di villa Merloni. Finalmente, il padre di Amelia muore; i suoi funerali si svolgono alla presenza di pochi intimi e molti giornalisti.

Durante la cerimonia, ascoltando la parabola di Lazzaro ed Epulone, e poi un biglietto di pentimento del defunto, Arturo ha modo di riflettere sulla vanità di tutte le cose umane di fronte alla morte, non solo la ricerca della ricchezza, ma anche quella dell’onestà. Invece l’avvocato Zoli, anche lui presente alla funzione, si preoccupa solo del modo in cui sfruttare il lutto di Amelia per le sue strategie legali.

Esercizi di esegesi evangelica

Senza la carità nulla mi giova

Incipit

– Ben ritrovato, Arturo. Era un bel po’ che non ti facevi vivo.

– Lei ha ragione, don Mario. Purtroppo, negli ultimi tempi temo di aver trascurato la pratica religiosa e non solo quella.

– Però, almeno quando ti sposi spero che verrai nella mia chiesa.

– È per questo che sono a chiedere consiglio da lei. Non sono più tanto sicuro di volermi sposare.

– Come mai? Eppure, nell’ultimo messaggio che mi hai mandato sembravi così entusiasta della tua fidanzata. Se me lo dicesse un altro, penserei che non vuole rinunciare ai piaceri dello scapolo, ma tu non sei il tipo.

– Ho paura che Amelia non sia la ragazza onesta che credevo.

– Non sei il primo fidanzato che mi fa questi discorsi, e neppure il decimo. Ti dirò quello che ho detto a tutti gli altri: cerca di chiarire le cose con la tua ragazza, prima possibile, senza nutrire i sospetti nel tuo cuore, e vedrai che si tratterà quasi sicuramente di un malinteso. Sai da cosa nascono queste gelosie improvvise? Dalla paura di impegnarsi.

– Padre, non si tratta di una faccenda di corna. Forse lo avrei preferito. Ho il forte sospetto che Amelia abbia tradito tutti i miei ideali; che, nelle stesse settimane, la domenica uscisse insieme a me, ascoltasse le mie prediche sulla giustizia e l’onestà e nei giorni feriali aiutasse il suocero di sua sorella a truffare i risparmiatori.

– Aspetta, è l’Amelia dello scandalo del Credito Cisalpino? Ne avevo letto qualcosa su Avvenire, ma, da quel che ho capito, è solo indagata. Vale sempre il consiglio di prima: parla con lei e vedrai che chiarirete tutto. Tu sei del ramo e dovresti sapere che una cosa è essere indagati, una cosa essere condannati, e un’altra cosa ancora essere colpevole.

– Già la presunzione d’innocenza, che per la Chiesa è valida soprattutto quando un sacerdote si trova nei guai. Mi scusi la battutaccia, don Mario, ma non tutti i preti sono persone per bene come lei. Le spiego la situazione. Anch’io, quando Amelia ricevette l’avviso di garanzia, credetti ad un equivoco, ad un eccesso di zelo da parte della procura e mi diedi perfino da fare per procurarle un avvocato. Però, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, lei si è comportata in un modo strano, il modo in cui si comporta un imputato colpevole.

 

Riassunto

Arturo spiega al suo direttore spirituale i motivi delle sue angustie. Amelia, dopo aver scelto come patrono un avvocato chiacchierato come Zoli, rimanda il più possibile l’interrogatorio in procura e non ha più avuto contatti col suo fidanzato neppure via Internet. Arturo si è convinto che la ragazza abbia davvero compiuto delle azioni illecite, non per interesse ma per solidarietà con la sua nuova famiglia.

Don Mario, per prima cosa, ricorda ad Arturo che la carità verso i peccatori deve valere anche per i rei di reati finanziari, come i pubblicani del vangelo, e che tutti gli uomini, onesti e disonesti, sono legati fra di loro dall’appartenere alla comune umanità, facendo anche un’interpretazione libera, ma plausibile, di brani evangelici quali la parabola del fariseo e del pubblicano e l’episodio di Cristo e della peccatrice.

La parabola del fariseo e del pubblicano

Poi, invita il suo pupillo a chiarire le cose con Amelia, e, se la ragazza dovesse risultare colpevole, a perdonarla. È un capitolo breve ma importante, perché mostra l’altra faccia della medaglia: se nel resto del libro sono mostrati i peccati dei furbi, qui si mostrano i peccati in cui, senza saperlo, possono cadere gli onesti, quali il moralismo e il fariseismo.

La matassa

Incipit

Mentre una ragazza orgogliosa accompagnava una comitiva di turisti per i castelli e le cattedrali di Francia (sperando che i suoi assistiti non avessero letto i giornali italiani) e raccoglieva le forze per la battaglia che l’attendeva al ritorno, due paia di mani volenterose, come abbiam visto, si preparavano a fare del loro meglio per dipanare la matassa in cui lei era rimasta avvolta; ma altre mani, ben più esperte e spregiudicate, si erano già messe in moto perché quella matassa risultasse ancora più intricata.

L’avvocato Zoli, come tutte le persone anziane, rimpiangeva il buon tempo andato, nonostante le sue scomodità. Quando aveva cominciato a fare l’avvocato, e ad assistere clienti chiacchierati, tenere i contatti con un ricercato senza farsi scoprire dalla polizia era un’impresa avventurosa e perfino romantica. Nelle sua carriera professionale, l’episodio che ricordava con più soddisfazione era l’aver procurato ad un suo cliente latitante un’intervista in diretta alla televisione.

Adesso, nell’epoca della rete e dell’iperconnessione, le chiamate dal telefono di un bar, i messaggi registrati su nastro, i pizzini scambiati attraverso persone di (dubbia) fiducia erano diventate anticaglie del passato. Bastava mettersi davanti alla tastiera di un computer e collegarsi al server giusto per fare lunghe conversazioni con il tuo assistito, ben nascosto in qualche sicuro indirizzo a San Marino o in Papuasia, senza rischio di ntercettazioni. Non occorreva neanche essere un espero in informatica; bastava averne uno al proprio servizio. Vuoi mettere, però, la soddisfazione che si provava quando, ascoltando nella cornetta la voce del tuo cliente, sapevi di aver fregato la Giustizia?

Pure, è dovere di un avvocato farsi adepto delle nuove tecnologie, se questo può servirgli per difendere meglio gli interessi del suo cliente. Oltretutto, assumendo il patrocinio di Merloni, Zoli si era assunto forse il compito più difficile della sua carriera. Difendere un innocente è facile, ci riesce anche un avvocato d’ufficio; e neanche difendere un colpevole è difficile, se tutto ciò a cui si punta sono le giuste attenuanti. La vera prova del nove è fare assolvere un cliente sapendolo colpevole, ma neanche questo bastava a Merloni. Il bancarottiere in fuga non si accontentava di un’assoluzione dovuta al beneficio del dubbio o a un cavillo giuridico; voleva uscire dal processo candido come un agnello, in modo da poter tornare a sedere sulla vecchia poltrona appena uscito dal tribunale.

Riassunto

L’avvocato Zoli, una vecchia volpe disposta a tutto, non privo tuttavia di qualche soprassalto di moralità, si consulta sulla strategia da seguire dopo l’avviso di garanzia ad Amelia, prima, via Internet, con Merloni, poi, di persona, con Giulio ed Eva, nel lussuoso loft dove il primo sconta gli arresti domiciliari. La strategia che propone è la seguente: lui assumerà il patrocinio di Amelia e la scagionerà al processo, così da indebolire tutta l’inchiesta sul Credito Cisalpino, ma farà anche in modo che la ragazza non sia discolpata troppo presto, in modo da mantenere gli inquirenti su una falsa pista. Tutti quanti approvano l’idea, senza preoccuparsi per la tortura che la povera innocente dovrà sopportare per mesi. Al ritorno dal suo viaggio di lavoro, Amelia, appena rientrata dal suo viaggio di lavoro, è praticamente sequestrata da Colombo, portata nel villino della sorella e del cognato e lì si lascia convincere dall’insinuante avvocato Zoli a mettersi nelle sue mani.

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