Sterzando alle curve della vita

Beato chi, lontano dagli affari, / come gli uomini delle origini, / lavora coi buoi i campi paterni, / libero da speculazioni.” / Cosí parlava Alfio l’usuraio, / già pronto a farsi contadino, / e alle idi ritirò i suoi denari, / per darli a frutto alle calende.

Incipit

È un elementare principio psicologico che cose simili, in persone differenti, possono produrre reazioni opposte.

La conferenza di Irina, ad esempio, aveva prodotto in Pezzola un furioso desiderio di riscattare tutta una vita di inibizioni e frustrazioni che, dopo l’avventura erotica, sembrava essersi acquietato; e il dottore era ritornato alla moglie e al lavoro in seconda fila. (Teniamolo d’occhio ugualmente, perché potrebbe riservarci delle sorprese).

Giulio, invece, era stato colpito soprattutto dalle immagini dell’11 settembre: migliaia di morti, danni la cui entità superava il bilancio di un piccolo stato, un pianeta, che si credeva in pace, ripiombato nelle angosce della guerra fredda, e tutto questo perché? Perché, in qualche Mohamed o Alì, l’istinto di conservazione aveva fatto cilecca.

Nella finanza, era lo stesso. L’istinto di conservazione, quello che ti spinge a calcolare i rischi, che non ti fa dormire la notte finché non hai pagato i debiti, ogni tanto sparisce. Gli agenti di cambio investono in titoli di cui non sanno nulla, se non che promettono rendimenti stratosferici a breve termine; il presidente di una società, coi debiti fino al collo, ne contrae degli altri per pagarsi un centravanti; intere nazioni vivono sopra i loro mezzi, tanto saranno i loro nipoti a pagare. Poi si sente nell’aria un rumore: crac. L’agente di cambio finisce a fare il tassista, il presidente della società viene processato per bancarotta fraudolenta, il piccolo risparmiatore si impicca a casa sua, il giorno prima dello sfratto.

Il Credito Cisalpino era un aereo destinato a schiantarsi. I suoi dirigenti erano stati bravi nel tenerlo in volo con i giochi di prestigio contabili (era l’unica cosa in cui avessero dimostrato straordinaria abilità, siamo sinceri), ma non sarebbero riusciti a farli durare in eterno. Però, lui, Giulio, forse sarebbe riuscito a buttarsi giù col paracadute prima del disastro. Avrebbe potuto fare quello che aveva fatto Brunori, e con molte più ragioni. Si sarebbe dimesso dal Credito, magari rinunciando alla maxi-liquidazione, e poi si sarebbe trovato un posto in un istituto più tradizionale e meno avventuroso.

Oppure, avrebbe lasciato il mondo della finanza per darsi all’agricoltura, il più antico settore dell’economia e quello più sicuro, perché, anche se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale, ci sarà sempre bisogno di qualcuno che lavori la terra per nutrire l’umanità. Avrebbe comprato una villa e un podere, che avrebbe trasformato in un’azienda agricola modello, con una cantina di vini pregiati dove ricevere gli inviati di Linea verde.

Riassunto

I vaghi propositi di cambiare vita da parte di Giulio sembrano concretarsi in occasione di un pranzo di famiglia. In una trattoria della bassa emiliana, si incontrano Giulio, Eva, la signora Elvira (la madre di Giulio) e i parenti poveri del manager: suo cugino il professor Renato (il tipico intellettuale gauchista di provincia), la madre, la moglie Margherita e i due figli Silvana e Mario. Nonostante la sua annosa antipatia per il cugino, il professore si è lasciato indurre dalla moglie a chiedergli una raccomandazione per il figlio appena diplomato.

Dopo il pranzo, Renato chiede a Giulio da far avere un posto a Mario nel Credito Cisalpino, ma Giulio risponde evasivamente (anche perché è ormai cosciente dell’imminente crack della banca) e il giovane Mario, ribelle e intransigente da buon adolescente, è disgustato nel vedere il padre umiliarsi senza risultato. Silvana, invece, che è ancora una ragazzina, è ingenuamente affascinata dall’eleganza e dalla classe di Giulio ed Eva.

Al ritorno dal pranzo, Giulio fa la sua proposta ad Eva: dare entrambi le dimissioni dal Credito Cisalpino per sposarsi e comprare una fattoria. L’ambiziosa ragazza è disponibile al matrimonio, ma non a rinunciare alla sua vita lussuosa. Come una novella Lady Macbeth, convince il suo uomo a proseguire sulla strada pericolosa che hanno scelto e Giulio rinuncia a quella sterzata che potrebbe salvarlo dal disastro.

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Il patrigno del cognato

La sua testa si mise a calcolare quale legame di parentela avrebbe potuto unire il principe di Salina, zio dello sposo, col nonno della sposa. Non ne trovò, non ce n’erano.

Incipit

Il dottor Fabio Martini, medico condotto nel comune di Bartazzate, osservava con insofferenza, dal balcone di casa sua, il passaggio delle macchine dirette alla villa del suo vicino, Ettore Merloni. “Che cafonesca ostentazione di ricchezza, tipica della borghesia italiana” pensava il medico, senza però sognarsi nemmeno di scendere dal balcone, per risparmiare ai suoi occhi un così aborrito spettacolo. La verità è che l’avversione del buon dottore per il suo vicino nasceva, più che da ragioni ideologiche, da motivi abbastanza piccoli e contingenti.

Il dottore aveva scelto quella condotta fuori mano soprattutto per godersi la pace e la tranquillità della provincia; e di pace e tranquillità ne aveva avute quanto voleva, finché Merloni non aveva comprato la villa gentilizia accanto a casa sua. L’edificio, da anni chiuso, col giardino all’italiana ridotto a parco giochi per i monelli del paese, aveva richiesto cospicui lavori di ristrutturazione, che erano andati avanti per quasi un anno; vale a dire che per quasi un anno Martini era stato costretto a tenere le finestre chiuse, anche d’estate, per proteggere i propri timpani dal rumore dei camion e dei martelli pneumatici. Quando poi i lavori erano terminati, il proprietario della villa aveva facilmente ottenuto dal comune, per ragioni di sicurezza, che il vialone conducente alla villa fosse chiuso ai non residenti (vale a dire, a chiunque, esclusi lui e i suoi invitati); il che aveva costretto il medico a tortuosi spostamenti per i viottoli di campagna ogni volta che usciva in macchina.

I sentimenti della signora Martini erano assai più lineari. Inquinamento acustico e problemi alla viabilità le parevano un piccolo prezzo da pagare, in cambio del privilegio di abitare a due passi da un VIP, che un giorno avrebbe concesso a lei ed al marito il privilegio di visitare la sua reggia. C’era di che far morire d’invidia le sue amiche, quando l’avrebbe raccontato dal parrucchiere.

Intanto, aveva comprato un binocolo da teatro e se ne serviva per spiare il suo vicino, soprattutto in serate come quelle, quando alla villa c’era un’insolita animazione. Peccato che tutto quello che oggi riusciva a vedere fossero auto di lusso che percorrevano il vialone della discordia e poi sparivano dentro le alte mura di cinta di villa Merloni. Ad un certo punto, come una nota discordante in una sinfonia, sul vialone apparve un’utilitaria. A bordo, pareva (ma non era facile stabilirlo, a quella distanza), un uomo e una donna. “Faranno parte del personale” pensò la signora Martini. Invece no: erano la zia della piccola festeggiata e il suo fidanzato, Amelia ed Arturo.

Riassunto

Nella fastosa villa di Merloni si svolgono i festeggiamenti per il battesimo della piccola Aurora, la figlia di Fanny e Edmondo. Fra gli invitati, oltre alle nostre vecchie conoscenze (Tavella, Eva e Giulio, Amelia ed Arturo) fa la sua prima apparizione anche l’avvocato del banchiere, Antonio Zoli. Merloni finge partecipazione, ma in realtà tutta la sua attenzione è rivolta a una votazione del parlamento lituano, il cui esito potrebbe far saltare i delicati equilibri su cui si regge il Credito Cisalpino; solo quando apprende dal telegiornale che il pericolo è passato, sfoga il suo sollievo baciando affettuosamente la nipotina. C’è una vivace discussione fra il cinico Tavella e l’idealista Arturo, nata quando il primo, citando Francis Scott Fitzgerald, ha augurato alla bambina di crescere bella e stupida, mentre il secondo le ha augurato di migliorare il mondo;  lo scambio di idee si allarga alla politica e alle questioni supreme e si conclude con ognuno dei due contendenti rimasto della propria opinione. Tornando a casa, Arturo chiede la mano di Amelia, in puro stile ottocentesco, vincendo  un inconfessato disagio: l’idea che in questo modo verrebbe a crearsi un legame di parentela, per quanto lontano, fra lui e il discusso banchiere. (Più precisamente, Merloni sarebbe il patrigno del cognato di Arturo). Intanto, l’amico di Arturo, l’avvocato Valerio, durante un campeggio scout fa conoscenza con la guida di un gruppo di girl-scout, Giovanna Pezzola, anche lei legata al credito cisalpino. Suo marito, Leonardo Pezzola, è un dirigente di medio livello, frustrato per non aver fatto carriera.

Un matrimonio

Incipit

Considerava la vita un’immensa arena, dove gli uomini, rispettando onestamente le regole, gareggiano nel raggiungere la perfezione. Quando si accorse che non era così, non gli venne in mente di aver torto.

Così racconta una vecchia fiaba: C’erano una volta due cacciatori che si perdettero nel bosco, finché, cammina cammina, non arrivarono ad un castello in riva ad un lago, dove si teneva una festa per il matrimonio del figlio del re. Quella volta, però, i due viandanti sperduti non erano cacciatori ed anzi, in qualità di vecchi boy scout, erano convinti difensori della natura; a rigore, non erano neppure viandanti, visto che erano a bordo di un’utilitaria.

Arturo e Valerio avevano passato la giornata girando per le colline che si specchiavano sul lago, alla ricerca di prati e boschi da usare come accampamento scout nella futura stagione.

Valerio era una guida, e Arturo no, però, dei due, era forse lui quello che, nell’anima, aveva conservato il fazzoletto azzurro intorno al collo. Se accettava di fare da navigatore all’amico nelle sue gite di ricognizione, non era solo per passare una domenica all’aria aperta. Era anche per una nostalgia sentimentale verso i bivacchi sotto le stelle, le notti all’addiaccio e l’idealismo preadolescenziale.

Come tutti coloro che sono vissuti abbastanza da indossare i pantaloni lunghi, Arturo si era reso conto, ad un certo momento, che il mondo non seguiva le regole di Baden Powell e che l’umana società assomigliava ad un’immensa equazione, ammirevole per la sua eleganza e complessità, ma che produceva un risultato chiaramente sbagliato. I più decidono di prendere il risultato per quello che è, e sono i conformisti; qualcuno decide di cancellare l’intera formula con un colpo di cimosa, e sono i rivoluzionari; e poi ci sono quelli come Arturo, non abbastanza cinici per la prima soluzione e troppo di buoni sentimenti per la seconda, che scelgono la posizione più scomoda: esaminare tutta l’equazione da cima a fondo, scoprire i piccoli errori nei punti cruciali, e correggerli, in modo da lasciare il mondo, secondo l’imperativo di B. P., migliore di come lo si è trovato.

 Riassunto

Arturo e Valerio sono due amici: il primo è cancelliere di tribunale, il secondo avvocato e, nel tempo libero, guida scout. Sono diversi anche di carattere: il primo è un rigido moralista, il secondo un tipo accomodante e un dongiovanni (vedi Il rap dello scout).Di ritorno da un’escursione in montagna, i due fanno sosta in una villa sul lago di Como, dove si sta svolgendo una festa di nozze.

 

Accolti grazie alla gentilezza di una ragazza, Amelia, la sorella della sposa, i due scoprono di essersi imbucati, senza saperlo, alla festa per l’unione fra Edmondo, il figliastro del banchiere Merloni, e Fanny, la sorella di Amelia. La cerimonia, sfarzosa e kitsch come lo sono i matrimoni nei giorni nostri, è allietata dalla musica dei Raminghi, che eseguono una canzone contro il consumismo, piuttosto incongrua, data l’occasione.

 

Valerio riesce a farsi dare il biglietto da visita di Amelia, ma lo cede ad Arturo, quando capisce che l’amico è stato colpito dalla ragazza, che nella serata ha dato prova di garbo e finezza quanto i due sposi di volgarità. Al ritorno, in macchina, i due discutono della festa cui hanno assistito e della personalità di Merloni, discusso finanziere, che la procura dove lavora Arturo ha già messo sotto osservazione.

Note in margine a un articolo di cronaca rosa

Incipit

Dalla cronaca mondana del Daily Mirror (articolo a firma del mio vecchio amico Jonathan Everton)

La favola di Cenerentola si è ripetuta domenica scorsa nella chiesa presbiteriana di Holeycomb, dove Peter McShafton, visconte e signore del luogo, ha sposato Lucy Deans, una semplice impiegata della Dick Tinto, ditta produttrice del famoso whisky.

Adesso non esageriamo: anche se Peter aveva fatto un buon affare con la vendita della villa, non era diventato miliardario e Lucy non era una stracciona.

Il matrimonio è stato celebrato dal reverendo Roger Brawardine, la cui famiglia è da secoli in rapporti di amicizia con quella dei McShafton. Testimone dello sposo è stato sir Andrew Symson, suo compagno di studi a Cambridge e attualmente giudice al tribunale di Glasgow; testimone della sposa era James Bellknap, illusionista, più noto sotto il nome d’arte di Pachanga Lama.

Caleb sarebbe stato felice di accompagnare Lucy all’altare, ma lei ritenne di avere un maggior debito di gratitudine verso quello, dei suoi due maestri, che le aveva prestato una mano nel momento più difficile. Temevo che il reverendo Roger, che mi aveva dato l’impressione di essere abbastanza tradizionalista, muovesse delle obiezioni all’idea di far partecipare al rito colui che tecnicamente era un pagano, ma per fortuna si dimostrò più ecumenico del previsto. L’unica cosa su cui non volle transigere fu l’abbigliamento.

– Lei, signor Bellknap, – intimò – può anche girare per strada con la tunica rossa e le gambe nude; ma se vuole entrare nella mia chiesa, allora si vesta da cristiano.

– Perché, quello da lei descritto non era il tipico abbigliamento di Gesù Cristo? – replicò Pachanga Lama, ma poi acconsentì docilmente a indossare giacca, cravatta e pantaloni durante la cerimonia.


Riassunto

La cerimonia, cui assistono tutti i personaggi del romanzo, escluso Wandering Willie, si svolge felicemente; unico inconveniente, un attacco di panico prematrimoniale da parte della sposa, che però la narratrice riesce a farle superare agevolmente. Lieto fine generale: Peter e Lucy hanno una bambina, a cui mettono il nome di Clarissa; il matrimonio fra Tomassina e Caleb è rinsaldato, adesso che la moglie ha finito per condividere la fede del marito nella parapsicologia; e forse anche i fantasmi di Clarissa e sir Alec, nell’aldilà, potranno finalmente riunirsi.

Commento

Per l’ultimo capitolo, ho fatto ricorso al montaggio alternato: un articolo del giornalista Jonathan Everton (ripescato dal racconto Il vaso di terracotta), scritto nello stile rugiadoso della stampa femminile, e la narrazione di Tomassina, che nasconde con l’ironia la propria commozione. Il romanzo è finito; chi è interessato a leggerlo integralmente, lo può trovare, in un’artigianale traduzione inglese, a questo indirizzo.

Il Titanic non aveva ammaccature

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“La sposa spaventata vedendo la vita aperta”. Questo dipinto di Frida Kahlo, visto in una esposizione a Bologna proprio questo venerdì, è, casualmente, la migliore illustrazione del tema del capitolo.

Incipit

Io e Caleb ripetemmo il rito del Capodanno alla mezzanotte del 31 dicembre, davanti alla televisione, in compagnia di Duncan, tutto eccitato perché, per la prima volta in vita sua, aveva il permesso di restare alzato fino a mezzanotte. A gennaio, mi ributtai sulla mia epopea, e riuscii a terminarla per la fine del mese; quindi feci un viaggio a Londra, per promuovere il romanzo precedente presso il pubblico inglese; infine, tornata in Scozia, dovetti dedicarmi alla correzione delle bozze ed alla scelta della copertina. Insomma, fra una cosa e l’altra, per un paio di mesi ebbi altro cui pensare che Holeycomb House. Poi, una sera, mentre eravamo soli, Caleb mi disse di aver incontrato Lucy.

– E come sta? – gli chiesi.

– Lei sta benissimo, e anche sua madre, dopo l’intervento, si è ripresa bene. Lord McShafton è stato ai patti: ha pagato tutte le spese per l’operazione, fino all’ultimo penny. – rispose mio marito. Poi, dopo una pausa, aggiunse: – Sai, quella cara ragazza mi ha messo in una situazione imbarazzante.

– Vale a dire?

– Le ho domandato se potevo rendere pubblici i risultati dei nostri esperimenti nella villa, e lei ha acconsentito, ma a patto di non fare il suo nome. Ho risposto di sì, sul momento, ma poi mi sono reso conto che, a queste condizioni, tanto vale tenere la mia relazione nel cassetto. Prova ad immaginare. Scrivo un articolo sulla mia rivista o faccio un intervento ad un congresso, in cui racconto che la signorina B. Z. può leggere nel passato a due secoli di distanza e che io stesso sono stato testimone oculare dei suoi exploit, e poi aggiungo che le mie affermazioni non possono essere controllate, perché ho giurato alla ragazza prodigio di non fare il suo nome. Chiunque penserebbe che mi sto inventando tutto e perderei la reputazione, come Uri Geller dopo che lo beccarono a truccare gli esperimenti.

– E quindi? – chiesi, un po’ ansiosa.

Per fortuna, Caleb non mi deluse: – E allora tengo tutto nel cassetto e lo renderò pubblico solo quando Lucy me ne concederà il permesso. È come se Einstein avesse messo nel cassetto la teoria della relatività, ma non importa. Uno studioso alla ricerca della verità deve porsi un solo limite: il rispetto delle persone.

Riassunto

Dopo che Caleb ha rinunciato a rendere pubblici i risultati degli esperimenti ad Holeycomb, per riguardo alla privacy di Lucy, Tomassina riceve un messaggio da parte della ragazza, bisognosa di consiglio. Le due donne si incontrano in casa di Lucy e la veggente racconta all’amica la straordinaria novità. Recatasi nell’appartamento di Peter per fare alcune firme, ha accettato un bacio dall’ultimo 687474703a2f2f696d61676573362e66616e706f702e636f6d2f696d6167652f70686f746f732f33323430303030302f616c616464696e2d6b69737365732d616c616464696e2d33323434353735342d3530302d3530302e6a7067dei McShafton e ha avuto un’esperienza estatica, rivivendo tutti i baci e le proposte di matrimonio ricevute dalle sue antenate; al risveglio, Peter le ha formalmente chiesto la mano, ma lei non ha osato accettare subito. Lucy spiega all’amica di essersi sempre tenuta lontana dal matrimonio, perché temeva che le sue visioni le avrebbero impedito una normale vita coniugale, e racconta una sua esperienza sessuale giovanile, finita prima di cominciare perché i suoi poteri si manifestarono nel momento meno opportuno. Tomassina la convince ad accettare la proposta di Peter, rivelandole un segreto: anche lei, come tutte le donne, è stata terrorizzata dal sesso, dal matrimonio e dalla maternità, prima di provarli; tutti gli abitanti del pianeta Terra, nel loro intimo, hanno paura della vita. Lucy decide allora di sposare Peter, come in realtà ha sempre desiderato; in cambio dell’aiuto morale, Tomassina le chiede di poter provare anche lei un’esperienza paranormale.

Commento

Il titolo, volutamente enigmatico, significa che, come tutte le navi hanno delle ammaccature, a meno che non siano affondate già nel primo viaggio, così tutti gli esseri umani sono ammaccati dalla vita, ma non per questo rinunciano ad andare avanti.

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To marry or not to marry

Che Tomassina perorasse con tanto calore la causa del matrimonio presso Lucy era necessario per arrivare al lieto fine, ma non mi sembrava del tutto coerente con il carattere, scettico e poco sentimentale, del personaggio. Poi ho capito che in realtà la narratrice aveva un ottimo motivo per desiderare le nozze fra Lucy e Peter: la sua inconfessata gelosia per il particolare legame fra suo marito e la veggente.

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