L’ultimo dei McShafton

Contravvenendo all’ammonimento di Victor Hugo, secondo cui, “se il vostro romanzo nasce zoppo, è inutile aggiungervi una gamba di legno”, ho inserito un capitolo supplementare ne La ragazza che vedeva oltre , per rimpolpare il personaggio di Peter McShafton, che mi sembrava mancare di spessore. Nell’azione del romanzo, questo capitolo andrebbe letto fra La veggente riluttante e Il reverendo e lo zingaro.

Incipit

Peter non aveva sempre considerato Holeycomb Manor come un peso: c’era anzi stato un periodo in cui era stato discretamente orgoglioso all’idea di esserne il futuro proprietario. Era stato negli anni beati dell’infanzia, quando era ancora in grado di impressionare i compagni di scuola, dicendo di essere “Peter McShafton, figlio di Aldous McShafton, nipote del visconte Lionel McShafton, ultimo discendente del clan Mcshafton”.

A quei tempi, la dimora avita non era del tutto abbandonata, anche se la maggior parte delle sue stanze era già chiusa. Per gran parte dell’anno, vi abitava con la moglie il Visconte titolare Sir Lionel, che, dopo essere tornato dalla seconda guerra mondiale con due medaglie al petto, aveva passato il resto della sua vita impegnato in una battaglia ben più difficile e sfortunata: quella per spremere una rendita decente dai pochi residui di quelle che un tempo erano state le vaste proprietà terriere del clan. Inoltre, in un appartamento nelle ex stanze della servitù, vi era alloggiata una vecchietta bisbetica, che era stata, un tempo, la bellissima seconda moglie dello scandaloso visconte bisnonno. Dopo aver dato un notevole contributo agli sperperi del marito, continuava a pesare sulle finanze del clan, rifiutandosi di lasciare il palazzo per una casa di riposo e obbligando il figliastro a pagare un’infermiera che si prendesse cura di lei tutto l’anno.

Al nonno piaceva raccontare storie di famiglia e al nipote piaceva ascoltarle. L’eroe della seconda guerra mondiale faceva lunghissimi preamboli genealogici, intrecciati di matrimoni, figli cadetti e illegittimi, che Peter rinunciava a capire in partenza, ma quando il vecchio arrivava al dunque, il bambino era rapito nel sentirsi raccontare la storia del visconte Hildebrand, che, schiaffato nelle segrete del castello di Edimburgo sotto Cromwell, vi scoprì il proprio talento di poeta, o di Alec, il cadetto che, a quanto dicevano voci mai confermate, ai tempi della guerra americana aveva disertato le giubbe rosse per unirsi agli irochesi.

Riassunto

Il piccolo Peter, già nell’infanzia, si rende però conto di quanto la sua famiglia sia impoverita e che nemmeno i contadini di  Holeycomb, ormai liberi proprietari, provano più l’antico rispetto per gli antichi signori feudali. Cresciuto, Peter studia a Cambridge, poi va a vivere a Londra e sempre più si allontana dai vecchi valori del clan scozzese per quelli dell’Inghilterra moderna. Richiamato in patria dalla malattia e poi dalla morte del padre, Peter si rende conto che la dimora avita, fra spese di manutenzione e tasse di successione, è una palla al piede per le finanze della famiglia; per questo, senza rimpianti, decide di venderla agli americani, per poi iniziare una nuova attività in proprio.

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Note in margine a un articolo di cronaca rosa

Incipit

Dalla cronaca mondana del Daily Mirror (articolo a firma del mio vecchio amico Jonathan Everton)

La favola di Cenerentola si è ripetuta domenica scorsa nella chiesa presbiteriana di Holeycomb, dove Peter McShafton, visconte e signore del luogo, ha sposato Lucy Deans, una semplice impiegata della Dick Tinto, ditta produttrice del famoso whisky.

Adesso non esageriamo: anche se Peter aveva fatto un buon affare con la vendita della villa, non era diventato miliardario e Lucy non era una stracciona.

Il matrimonio è stato celebrato dal reverendo Roger Brawardine, la cui famiglia è da secoli in rapporti di amicizia con quella dei McShafton. Testimone dello sposo è stato sir Andrew Symson, suo compagno di studi a Cambridge e attualmente giudice al tribunale di Glasgow; testimone della sposa era James Bellknap, illusionista, più noto sotto il nome d’arte di Pachanga Lama.

Caleb sarebbe stato felice di accompagnare Lucy all’altare, ma lei ritenne di avere un maggior debito di gratitudine verso quello, dei suoi due maestri, che le aveva prestato una mano nel momento più difficile. Temevo che il reverendo Roger, che mi aveva dato l’impressione di essere abbastanza tradizionalista, muovesse delle obiezioni all’idea di far partecipare al rito colui che tecnicamente era un pagano, ma per fortuna si dimostrò più ecumenico del previsto. L’unica cosa su cui non volle transigere fu l’abbigliamento.

– Lei, signor Bellknap, – intimò – può anche girare per strada con la tunica rossa e le gambe nude; ma se vuole entrare nella mia chiesa, allora si vesta da cristiano.

– Perché, quello da lei descritto non era il tipico abbigliamento di Gesù Cristo? – replicò Pachanga Lama, ma poi acconsentì docilmente a indossare giacca, cravatta e pantaloni durante la cerimonia.


Riassunto

La cerimonia, cui assistono tutti i personaggi del romanzo, escluso Wandering Willie, si svolge felicemente; unico inconveniente, un attacco di panico prematrimoniale da parte della sposa, che però la narratrice riesce a farle superare agevolmente. Lieto fine generale: Peter e Lucy hanno una bambina, a cui mettono il nome di Clarissa; il matrimonio fra Tomassina e Caleb è rinsaldato, adesso che la moglie ha finito per condividere la fede del marito nella parapsicologia; e forse anche i fantasmi di Clarissa e sir Alec, nell’aldilà, potranno finalmente riunirsi.

Commento

Per l’ultimo capitolo, ho fatto ricorso al montaggio alternato: un articolo del giornalista Jonathan Everton (ripescato dal racconto Il vaso di terracotta), scritto nello stile rugiadoso della stampa femminile, e la narrazione di Tomassina, che nasconde con l’ironia la propria commozione. Il romanzo è finito; chi è interessato a leggerlo integralmente, lo può trovare, in un’artigianale traduzione inglese, a questo indirizzo.

Il poeta zoppo

Incipit

Per le ragioni dette in precedenza, non descriverò nei dettagli la procedura seguita da Lucy e da me per risvegliare la mia memoria ancestrale e salterò direttamente al risultato.

Nella mia fantasia romantica, avevo una mezza speranza di indossare gli abiti di una principessa o di una scrittrice durante la mia visione. Nient’affatto. Una volta che il Ventunesimo secolo fu scomparso intorno a me e la sensazione di vertigine fu passata, mi svegliai inginocchiata di fronte alla vasca di un lavatoio, intenta ad a885b7ced718a06c059dc292f3e55f4dasciugare il bucato. Il mio corpo era tutto dolorante, come se avessi lavato per ore. Per Tomasina McDougall sarebbe stato un tormento insopportabile, ma io (o meglio, la mia antenata lavandaia, di cui rivivevo i ricordi) non me ne preoccupavo e scherzavo allegramente con le mie compagne di tortura, perché ero abituata al lavoro o, più semplicemente, perché avevo vent’anni. La conversazione era in un arcaico dialetto scozzese, più aspro di quello usato da Robert Burns, e astruso per le mie orecchie. Capii, comunque, che essa ruotava intorno ad un certo avvocato, cliente del lavatoio, che aveva promesso di venirmi a trovare.

Il chiacchiericcio fu fermato dal rumore di un passo zoppicante che scendeva una scala di legno. Avvenne la stessa cosa che succederebbe oggi se, per caso, la signora Rowling facesse una capatina in una lavanderia di Edimburgo. Ogni lavorante, ed io per prima, lasciammo da parte giacche e camicie per circondare il nuovo venuto, un uomo anziano e calvo, ma ancora fisicamente vigoroso, nonostante il suo piede zoppicante. Non ebbi bisogno di chiedermi il suo nome, visto che io (Tomasina McDougall) passo sotto il suo monumento ogni volta che attraverso Princess Street.

Riassunto

Il nuovo venuto è Walter Scottwalterscott, di cui l’antenata di Tomasina è una fervida ammiratrice. Lo scrittore è compiaciuto nello scoprire che la giovane lavandaia ha imparato l’alfabeto per leggere le Waverley novels, pur non volendo ammettere di esserne l’autore, e promette di farle avere una copia del prossimo volume. Al risveglio, Tomasina ringrazia Lucy per averle fatto realizzare il sogno di ogni letterato scozzese: una chiacchierata con il suo maestro.

Commento

Sul finire del romanzo, ho voluto fare un piccolo, ma doveroso, omaggio al romanziere nazionale scozzese. Che Walter Scott facesse visita ad un’umile lavandaia è, naturalmente, una mia invenzione, ma, credo, non incoerente con la personalità dello scrittore, gentile d’animo e amante del popolo, sia pure in modo paternalista.

Il Titanic non aveva ammaccature

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“La sposa spaventata vedendo la vita aperta”. Questo dipinto di Frida Kahlo, visto in una esposizione a Bologna proprio questo venerdì, è, casualmente, la migliore illustrazione del tema del capitolo.

Incipit

Io e Caleb ripetemmo il rito del Capodanno alla mezzanotte del 31 dicembre, davanti alla televisione, in compagnia di Duncan, tutto eccitato perché, per la prima volta in vita sua, aveva il permesso di restare alzato fino a mezzanotte. A gennaio, mi ributtai sulla mia epopea, e riuscii a terminarla per la fine del mese; quindi feci un viaggio a Londra, per promuovere il romanzo precedente presso il pubblico inglese; infine, tornata in Scozia, dovetti dedicarmi alla correzione delle bozze ed alla scelta della copertina. Insomma, fra una cosa e l’altra, per un paio di mesi ebbi altro cui pensare che Holeycomb House. Poi, una sera, mentre eravamo soli, Caleb mi disse di aver incontrato Lucy.

– E come sta? – gli chiesi.

– Lei sta benissimo, e anche sua madre, dopo l’intervento, si è ripresa bene. Lord McShafton è stato ai patti: ha pagato tutte le spese per l’operazione, fino all’ultimo penny. – rispose mio marito. Poi, dopo una pausa, aggiunse: – Sai, quella cara ragazza mi ha messo in una situazione imbarazzante.

– Vale a dire?

– Le ho domandato se potevo rendere pubblici i risultati dei nostri esperimenti nella villa, e lei ha acconsentito, ma a patto di non fare il suo nome. Ho risposto di sì, sul momento, ma poi mi sono reso conto che, a queste condizioni, tanto vale tenere la mia relazione nel cassetto. Prova ad immaginare. Scrivo un articolo sulla mia rivista o faccio un intervento ad un congresso, in cui racconto che la signorina B. Z. può leggere nel passato a due secoli di distanza e che io stesso sono stato testimone oculare dei suoi exploit, e poi aggiungo che le mie affermazioni non possono essere controllate, perché ho giurato alla ragazza prodigio di non fare il suo nome. Chiunque penserebbe che mi sto inventando tutto e perderei la reputazione, come Uri Geller dopo che lo beccarono a truccare gli esperimenti.

– E quindi? – chiesi, un po’ ansiosa.

Per fortuna, Caleb non mi deluse: – E allora tengo tutto nel cassetto e lo renderò pubblico solo quando Lucy me ne concederà il permesso. È come se Einstein avesse messo nel cassetto la teoria della relatività, ma non importa. Uno studioso alla ricerca della verità deve porsi un solo limite: il rispetto delle persone.

Riassunto

Dopo che Caleb ha rinunciato a rendere pubblici i risultati degli esperimenti ad Holeycomb, per riguardo alla privacy di Lucy, Tomassina riceve un messaggio da parte della ragazza, bisognosa di consiglio. Le due donne si incontrano in casa di Lucy e la veggente racconta all’amica la straordinaria novità. Recatasi nell’appartamento di Peter per fare alcune firme, ha accettato un bacio dall’ultimo 687474703a2f2f696d61676573362e66616e706f702e636f6d2f696d6167652f70686f746f732f33323430303030302f616c616464696e2d6b69737365732d616c616464696e2d33323434353735342d3530302d3530302e6a7067dei McShafton e ha avuto un’esperienza estatica, rivivendo tutti i baci e le proposte di matrimonio ricevute dalle sue antenate; al risveglio, Peter le ha formalmente chiesto la mano, ma lei non ha osato accettare subito. Lucy spiega all’amica di essersi sempre tenuta lontana dal matrimonio, perché temeva che le sue visioni le avrebbero impedito una normale vita coniugale, e racconta una sua esperienza sessuale giovanile, finita prima di cominciare perché i suoi poteri si manifestarono nel momento meno opportuno. Tomassina la convince ad accettare la proposta di Peter, rivelandole un segreto: anche lei, come tutte le donne, è stata terrorizzata dal sesso, dal matrimonio e dalla maternità, prima di provarli; tutti gli abitanti del pianeta Terra, nel loro intimo, hanno paura della vita. Lucy decide allora di sposare Peter, come in realtà ha sempre desiderato; in cambio dell’aiuto morale, Tomassina le chiede di poter provare anche lei un’esperienza paranormale.

Commento

Il titolo, volutamente enigmatico, significa che, come tutte le navi hanno delle ammaccature, a meno che non siano affondate già nel primo viaggio, così tutti gli esseri umani sono ammaccati dalla vita, ma non per questo rinunciano ad andare avanti.

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To marry or not to marry

Che Tomassina perorasse con tanto calore la causa del matrimonio presso Lucy era necessario per arrivare al lieto fine, ma non mi sembrava del tutto coerente con il carattere, scettico e poco sentimentale, del personaggio. Poi ho capito che in realtà la narratrice aveva un ottimo motivo per desiderare le nozze fra Lucy e Peter: la sua inconfessata gelosia per il particolare legame fra suo marito e la veggente.

Il ventunesimo secolo arriva a Holeycomb

Incipit

121916_1146_Ilventunesi1.jpgNon ho mai fatto letture pubbliche dei miei romanzi, a differenza di Dickens, ma, nel caso avvenisse, so già che mai uguaglierò il successo che ottenni quella domenica sera, leggendo alla nostra piccola comunità il diario di quel bigotto parroco di campagna.

(Forse sono troppo prevenuta nei confronti del buon Drummond, che, come testimoniava la targa nel cimitero, tenne scrupolosamente fede all’impegno preso con una ragazza che conosceva appena. Non tutti gli ecclesiastici possono essere come il frate Lorenzo di Shakespeare e neanche lui, in fondo, riuscì a fare molto per Giulietta e Romeo.)

Mathilda era già in lacrime quando lesi la sgrammaticata lettera di Tony Brawardine, e quando arrivai al finale tristissimo sembrava appena tornata dal funerale di entrambi i genitori. Suo fratello dimostrò maggiore controllo e, quando ebbi letto l’ultima riga, si rivolse a Lucy dicendole: – Se davvero la tua pro-pro-prozia ha sposato un Brawardine, allora significa che facciamo parte della stessa famiglia e dovrò chiamarti cugina.

– Siamo tutti cugini a questo mondo – intervenne Peter – visto che discendiamo tutti da Adamo ed Eva. – Poi, rivolto a Lucy: – Signorina, a nome della stirpe degli McShafton, vi faccio le mie scuse per l’indegno comportamento della mia famiglia verso la vostra antenata. La cosa grave è che sir Jakob non fu spinto neppure dall’orgoglio di casta, ma dall’avidità: lo so perché sono stato nella sua testa. Concordo col giudizio del suo antenato e collega – (e indicò Edgar). – Sir Jakob era un figlio di puttana. Neanche di sir Alan sono più tanto fiero. Se ha avuto il coraggio di morire in guerra, avrebbe dovuto avere anche quello di ribellarsi a suo fratello.

Più pomposo fu il commento di mio marito: – Mi è stato detto infinite volte che la parapsicologia non è una scienza, perché vi manca la verifica sperimentale. Ebbene, stasera la verifica sperimentale c’è stata. Le visioni di Lucy e di sir McShafton sono state confermate, parola per parola, da quel manoscritto bisecolare di cui nessuno di noi, fino a stamattina, sospettava minimamente l’esistenza.

Riassunto

La lettura del manoscritto riporta la serenità fra gli ospiti di Holeycomb Manor: Tomassina dimentica i malumori col marito, lo riaccoglie nel suo letto e si sente sempre più attratta dalla magica atmosfera che si è creata nel luogo; l’idilio fra Peter e Lucy appare in piena fioritura. L’incantesimo, purtroppo, dura solo una giornata. Lo infrange l’arrivo di Omar Bradley, l’acquirente americano del castello, e dei suoi operai, venuti a fare i rilevamenti in vista dei lavori di ristrutturazione. Mentre Peter, anche se poco entusiasta dei progetti di Bradley, che rischiano di snaturare la dimora dei suoi avi, si trattiene al castello per concludere l’affare, Tomassina, Caleb e 121916_1146_Ilventunesi3.jpgLucy tornano a Edimburgo, per passare il Capodanno in famiglia. Il loro soggiorno si conclude con un brindisi di capodanno, anticipato al pomeriggio del 30 dicembre, malinconico soprattutto per Lucy, che non ha fatto in tempo a concretizzare il suo flirt con Peter. Tuttavia, quello stesso giorno, Wandering Willie aveva predetto a Tomassina che l’amore fra Alec e Clarissa si sarebbe presto realizzato nei loro discendenti, come lui stesso aveva promesso a Margaret Ramsay due secoli prima; ma la narratrice, anche molto meno scettica in materia di paranormale rispetto al principio della storia, si rifiuta di credere che lo straccione zingaro sia in realtà il genius loci di Holeycomb.

Commento

Il personaggio di Omar Bradley, l’uomo d’affari yankee indifferente alla seduzione del fantastico e alle tradizioni scozzesi, salvo che per il loro aspetto pubblicitario, è stato ripreso da un altro racconto fiabesco d’ambientazione simile: L’alce numero 10.

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